20100331

bigòlo

bigòlo | arconcello
da "bi" (= due) + "collo" (= antica unità di misura)
arnese arcuato utilizzato per il trasporto a spalla di grossi cesti o secchi d'acqua


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similia tag | bìgoli

20100329

Straccali


Straccali = bretelle


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similia tag | tiràche

apiseddau


Apiseddau = gonfio

becón

becón (s.m.) | puntura (di insetto)

20100328

sfogio


sfogio, sfojo (s.m.) | sogliola

20100327

cuercio

cuèrcio (s.m.) | coperchio

20100326

fantolin

fantolìn

fantolìn = bambino

povaro fantolìn = povero piccolo
el ze ancora un fantolìn = è ancora un bambinello


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similia tag| cèo ¬ bòcia ¬ freche ¬ tóso ¬ gnaro ¬ frégo

20100325

usta

Usta = "intelligenza, furbizia, buon senso"

Normalmente 'italianizzata' in usta, nel dialetto più marcato si pronuncia ósta.
Dire che la si possiede è sempre un bel complimento. Dire che non la si ha è sempre una critica forte.

"al ragazén ag l'ha dl'ósta" - (quel ragazzino è furbo/sveglio)

"l'ha un ósta che sal fós un bafiòn al s'aneiga" - (ha un tale buon senso che se fosse un pesce gatto sarebbe annegato).

assè

assè | 1. abbastanza; 2. molto
dal lat. ad satis = a sufficienza
[cfr. con it. "assai" e fr. "assez"]

20100324

brècane

openclipart.org
brècana (s.f) | erica
brècane = termine generico per "sterpi, sterpaglie"
[le brecane nascono e si siluppano per lo più tra le rocce, sui grèbani...]

20100323

dalle "i" di berlusconi alle "p" di cota

«Cota: più lingua piemontese nelle scuole»
Questo il grande titolo sovraimpresso su una veduta di Torino, con la Mole in primo piano, apparso oggi, 23 marzo, sulla prima pagina del quotidiano "La Padania", organo ufficiale della Lega.
Credo che nessuno pretenda dal candidato della destra alla Regione Piemonte, Roberto Cota, una pur minima conoscenza della linguistica, ma almeno una informazione sui numerosi dialetti parlati nella regione i suoi spin doctor avrebbero dovuto fornirgliela. Il ragazzo "dalla faccia pulita" alla ricerca disperata di voti negli ultimi giorni della campagna elettorale dopo aver sollecitato i più bassi istinti razzisti in compagnia del prode Mario Borghezio, gioca la carta del campanilismo più ignorante.
Qualche tempo fa su istigazione del suo collega Luca Zaia (candidato nel Veneto) Cota aveva presentato una singolare proposta di legge per imporre agli insegnanti, vincitori di cattedre in regioni diverse dalla loro provenienza, la conoscenza del dialetto locale, spacciato come seconda lingua.
Oggi, il novello Alighieri della Padania, ci fa sapere che se (malauguratamente diciamo noi), dovesse vincere le elezioni, imporrebbe nelle scuole della regione la "lingua" piemontese.
Peccato che tale lingua non esista. Infatti in Piemonte esistono tanti dialetti, molto diversi l'uno dall'altro, non assimilabili in un solo idioma.
Il giovanotto, nato in provincia di Novara, ignora ad esempio che il dialetto in uso nel capoluogo piemontese è diverso da quello che si pratica a 19 chilometri di distanza.
A Lombardore Canavese la parola acqua, usata a Torino, diventa "eva". Sempre restando nella provincia di Torino nella parte collinare è ancora in uso un dialetto diverso da quello parlato, ad esempio, nelle Valli di Lanzo o nel pinerolese.
Ancora più accentuate sono le diversità esistenti tra le varie province della regione.
Altro esempio: a Torino la parola bambino in dialetto diventa "cit". In provincia di Alessandria si dice invece "fantoc", con la lettera "c" dolce.
Avere la pretesa di governare il Piemonte senza sapere che in questa regione i dialetti censiti sono più di quaranta, uno diverso dall'altro, non è preoccupante, ma un po' ridicolo.
E non vale per inventare una lingua piemontese citare l'esempio della Sardegna. Nell'isola è stata scelta come base della lingua sarda il modo di parlare nel nuorese, considerato la matrice, per estenderlo in tutta la regione, anche se esistono tutt'ora differenze tra il cagliaritano, il sassarese e le altre province.
Suggeriamo a Cota che propugna la inesistente lingua piemontese di assumere come matrice il monferrino e più precisamente il paese di Callianetto, dove si dice (ma non è certo) che sarebbe nato Gianduja.
L'evoluzione della destra italiana è stata in pochi anni molto significativa. Si è passati dalle tre "I" (Internet, Impresa, Inglese) indicate da Berlusconi, alle tre "P" di Cota: Piemontese, Padania, Pirla.

Diego Novelli, 23 marzo 2010

20100322

crespigne

Crespigno (Sonchus oleraceus)

In cucina, se teneri, si usano crudi come insalata, e cotti se più sviluppati.

Curiosità: proprietà depurativa della cistifellea.

Detto marchigiano: “Le crespigne de gennà non è bona per villà”

In questi giorni di fine inverno, nei prati intorno casa, oltre alle pratoline, all'acetosella (zuchì) e alle violette, un sacco di altre erbe spontanee, una, "l'erba crespigna", usata in una ricetta della suocera... "le fujie" che, marito e figlio a grande richiesta hanno mangiato l'altro giorno!

Si raccolgono le "crespigne", si mondano le foglie senza i gambi più duri, eliminando anche fiori e boccioli, eventuali. Si lavano e si fanno bollire con un po' di bietole e con patate tagliate a pezzi piccoli... si "cacciano" col "cacciamaccheroni" e si condiscono con olio e sale, mischiando delicatamente, perchè non devono venire "impappate", ma devono risultare delicatemte unite.

I tempi non sono indicati, perchè sto procendendo a naso... non avendo la Suocera, alla sua epoca, codificato questa semplice ricetta. La cognata, sua figlia, dice che lei prova e decide.

Per le dosi dell'olio per il condimento, mi rifaccio alla frase di una bisnonna di mio marito: "L'olio si deve vedere, se non si vede, non è bastante!"

Curiosità trovata in rete:
Plinio il Vecchio, naturalista dell’antica Roma del I secolo d.C. sosteneva che un piatto di crespigno nutrì Teseo, mitico eroe greco, prima che andasse ad affrontare il Minotauro. Nel medioevo veniva coltivata negli orti dei semplici all’interno dei monasteri, per utilizzarla come diuretico e depurativo.

20100321

catarìssole

catarìsole, catarìssole, catarìgole | solletico

20100320

fis'ciòt

openclipart.org
fis'ciòt (s.m.) | fischietto


Domani a Belluno si tiene l'antica Sagra dei fis'ciòt.
Una buona occasione per far visita alla città.

L'estate scorsa, in una giornata calda e serena, proprio a Belluno ho conosciuto una cara amica!



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similia tag | séfol

ga el suv


Bèlla
Alùra?

Bèlla
Alùra?

El ga el Süv
Uè, testina... cosa vuoi?
El ga el Süv
Inquina? Fatti tuoi!

...

Gliel’ha comprato il Papi...
C’ha la fabrichètta...
Parcheggia sui binari... e poi lo sposta?
Senza fretta!
Ma va in doppia fila?
‘zzo se ne frega, c’ha la pila [= danè, grana]

El ga el Süv
Lü l’è el baüscia milanès, che el ga el Süv!
Occupa tutta la City col Süv
Lui spende e spande alla stragrande
El ga el Süv, el ga el Süv, el ga el Süv
Süv, Süv, Süv…

Si fa allargare il garagìno?
Non ci sta il gioiellino…
Se non dici che ti piace...
Poi piange, il bambino
A ogni multa si stupisce:
“Non si può sulle strisce?”
E col Ghisa poi s’impunta:
“Mi compro te e la Giunta!”

El ga el Süv
Lü l’è el baüscia milanès, che el ga el Süv!
Tutto è permesso perché lü el ga el Süv
Lui spende e spande alla stragrande
El ga el Süv, el g’ha el Süv, el ga el Süv,
Süv, Süv, Süv...

Ma smèttila...
E Curma? Santa, Saint Moritz...

Bèlla
Alùra?

Bèlla
Alùra?
Uè, te l'è vist che Süv?
Fà balà l'œcc

...

Ma smèttila...
[trascrizione testo fatta al volo]

ghisa

noio volevón savuàr

ghisa | agente di polizia municipale

[l'etimo è incerto, così Wikipedia: a Milano "el Ghisa" è l'appellativo familiare dato al vigile urbano, probabilmente a causa dell'uniforme nera, che appunto ricorda il colore dei getti di ghisa. Altri sostengono che tale appellativo sia dovuto allo stemma di ghisa che portano sul caschetto. La definizione più probabile è però data dal fatto che il cappello a cilindro alto e grigio che i vigili portavano nel 1860 ricordava i tubi di ghisa di certe stufe o dei tubi di gronda (più anticamente erano chiamati appunto "canón de stua")]

20100319

seccaji

ramoscelli secchi

Cop

Cóp

Sta a cóp = stare al riparo delle tegole (dei tetti),
camminare rasente ai muri per non bagnarsi in caso di pioggia.

'nvèrs comè 'n cóp = arrabbiato, scontroso

marampeto

marampeto, marampto | impacciato e poco delicato

20100318

petàira

Petàira (donna disordinata e sporca)

petare

petare | attaccare; urtare; picchiare
[ dal lat. peditare = puntellare, attaccare ]

pitàro

pitàro (s.m.) | vaso da fiori

pìtoro

pìtoro (accento tonico sulla "i") | pulcino

20100317

pitochéto

Pitochéto = calcio balilla

grebani

in mezo ai grebani

grèbani = dirupi, luoghi impervi
dallo sloveno "greben" = rupe, cresta di montagna.

el vive in mezo ai grèbani = vive in un luogo inospitale, ma anche fuori dal mondo.

20100316

pàpari

pàpari

pàparo, pàpari | labbro/a
(ma làvaro/i è più diffuso...)

20100315

Pipinara

Pipinara = caos di bambini

Nelle Marche si usa dire così per indicare gran caos di bambini in giro per le strade o negli autobus:
"Canotte! Carzoncini e sandoletti! Dè' li marmocchi! La pipinara! Sempre pronta, a tutti li giuchetti!"

Osar

osar = urlare, parlare a voce altissima

frase tipo
(che non mi permetto di tradurre per non perdere il "velatissimo" doppio senso):
quanto oseo fie!

comarò

comaròcomarò [da comare] | 1. chiacchiericcio. 2. confusione

20100314

scortico

mattatoio

sgalmara

sgàlmare

sgàlmara, sgiàvara, localmente anche galossa (dal franc. galosche)

Calzatura con suola di legno (faggio o altro legno duro) e tomaia in pelle (ottenuta dal riutilizzo di vecchi scarponi) inchiodata al legno. Per evitarne una rapida usura, le sgalmare venivano imbrocchettate.

È probabile che il termine derivi dalla corruzione di "dalmata", in quanto simili calzature erano presumibilmente un tempo molto diffuse in Dalmazia.

Rresidualmente in uso nel parlato contemporaneo, con il significato di "scarpaccia" o anche "cialtrone"...

galòsse

20100313

Sachetar

Sachetar = agitare

Daghe 'na bea sachetada = dagli una bella mescolata
Sachetar prima de doparar = Shake before use

nonsolo

nonsolo

nónsolo = sagrestano

20100312

scollà

cadere, farsi male, rompersi il collo

Guarda che te vè a scollà! = Guarda che finisci per cadere!

Petenea

petenea = petulante, tacchente, seccante, appiccicoso

Maldobrìe


Maldobrìe (sost. pl.): scherzi, marachelle. Voce dall'etimo incerto che gli autori dell'opera letteraria così intitolata fanno risalire al croato malo dobro = poco bene, mica bene, così così oppure dal latino malus opus = cattiva azione. Come detto, il termine ha assunto particolare notorietà grazie alle opere di Carpinteri e Faraguna, scritte in una particolare koiné istro-veneta. Godibilissime anche le trasposizioni sceniche, grazie soprattutto alle magistrali interpretazioni del compianto Lino Savorani, di Gianfranco Saletta e di Ariella Reggio.

inseminìo

inseminìo, insemenìo
(agg.) scimunito, tonto, rintronato, rincoglionito

20100311

Sefol

Séfol: fischietto, zufolo, babbeo.
L'è 'l prim séfol: è il primo dei pifferi, il più sciocco.

***

Sifulà: fischiare, fischiettare (o infinocchiare, in senso figurato).

Serafì se fét? só ché só mìa se fà sifùle:
Serafino, cosa fai? Sono qui che non so cosa fare (e allora) fischietto. Una filastrocca-scioglilingua che si cantava ai bambini.

***

Siglà: fischiare in modo molto acuto.
Il termine si usa prevalentemente per indicare il verso di animali o il rumore stridente di oggetti in attrito fra loro.


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similia tag | fis'ciòt

có rivo rivo


1. [prep.] con; 2. [avv.] quando (sinonimo di cuando che)

có rivo rivo,
ma c
ó rivo, rivo

inteso letteralamente, con arrivare per "giungere a destinazione":
pian pianino, arrivo...
ma per arrivare, arrivo!

oppure in senso figurato, con arrivarci per "capire":
(ci) arrivo quando (ci) arrivo...
ma quando (ci) arrivo, (ci) arrivo (per davvero)!

20100310

Barocoe

barocoe = palle di neve

desfrìto


desfrìto, disfrìto | soffritto

20100309

guardà le nnottole

nottolaguardà le nnottole/chiappà le nnottole = distrarsi

zanzotto, andrea

Avere un idioma significa conservare il senso di un'identità che però non creda di sopravvivere distruggendo le altre identità, se no si scivola nell'idiozia più totale, nella distruttività totale che è quella delle cosiddette pulizie etniche. Il delirio globalistico genera al polo opposto il delirio particolaristico, assieme convivono nel dare il loro peggio.

Andrea Zanzotto, 1998

da Paolini, Marco
BESTIARIO VENETO (PAROLE MATE)
Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 1999

20100308

bagolina

bagolìna

bagolìna = bastoncino di canna con il manico curvo, da passeggio.

20100307

caveres zo

"Cavères zò" = spogliarsi
(italianizzato in "cavarsi giù")

mescemin

mescemin (albicocco)

"... Avura, int'a seirà,
sta lüxe de vernixe ch'a barbaglia
cume sucaru int'e l'aiga a se desgaglia
e terre de cauçina i se fan rösa
de mescemin se tense e ciape grixe
u bleu de metilene e bave u cüxe...
U menestrun ch'u buglie int'a pignatta
u spande int'a cuxina audù de paixe
e de baixaricò"

(F.Lorenzi)


(... Adesso, in serata,/ questa luce di vernice che manda bagliori/ si scioglie come zucchero nell'acqua/ le terre di calce diventano rosa/ si tingono d'albicocca le pietre grigie/ e il blu di metilene ricuce le bave del mare.../ Il minestrone che bolle nella pentola/ diffonde in cucina odore di pace/ e di basilico)


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similia tag | bricoccolo, crisommola

pampe

video
pampe
bonaccione imbranato, buono a nulla, corto d'intelligenza

semensa

semenseséménsa | 1. seme, semente; 2. piccolo chiodo da calzolaio

20100306

Contar 'e piere

 
Contar 'e piere = contare le pietre
Si dice di una persona che fa le cose lentamente, come di chi cammina così piano che pare contare le pietre del selciato.
Sempre per la serie "sapapian e spenziguaivo" già ricondato

Parlesia

Quando l'esibizione di attori e musicisti veniva considerata meretricio tanto da essere accolti come puttane, questi: gli artisti (di strada), erano una vera e propria famiglia che si autososteneva e che viveva elemosinado per le loro esibizioni di città in città.
Si creavano veri e propri clan, oggi diremmo compagnie, con tradizioni e trucchi scenici che conservavano gelosamente perchè unica fonte di sostentamento.
A testimonianza di quanto detto, a Napoli, i vari gruppi di musicisti per preservare il loro repertorio utilizzavano un vera e propria "lingua" in codice, un dialetto nel dialetto che viene tutt'oggi chiamata Parlèsia.
Per meglio comprendere riporto quando scritto da De Crescenzo nel libro "Tale e quale":

A Napoli esiste un gergo chiamato parlesia praticato dai teatranti e in particolare dai musicisti. È un modo per capire se si appartiene o no alla stessa famiglia. Nella parlesia lo stupido è definito 'o bacono', una bella donna 'a jammosa', le tette 'e tennose', quelle più abbondanti 'e to che toche', e l'apparato genitale maschile 'e richignense'.
Verbi fondamentali della parlesia sono l'appunire e lo spunire, usati rispettivamente per evidenziare gli aspetti positivi e negativi della vita. Esempi: 'Appunisci Totò?', «Ti piace Totò?»; Me s'è spunita 'a jola, «Mi è affondata la barca».
Scopo principale della parlesia è quello di non farsi capire dai non addetti ai lavori. Supponiamo, ad esempio, che due musicisti stiano parlando tra loro e che si avvicini una terza persona alla quale non vogliono far sapere nulla di quanto guadagnano. In questo caso il primo dirà al secondo 'chiste accamoffa', ovvero «questo ci ascolta», per poi aggiungere 'a pila è loffia', ovvero «la paga è bassa».
Tra i tanti modi di dire della parlesia quello che più mi ha colpito è lo specchio, dai più definito 'o tale e quale. Me lo comunicò un suonatore di mandolino prima di uno spettacolo di cabaret al teatro San Ferdinando. Io ero alquanto spettinato e lui, porgendomi un piccolo specchio, mi disse: "Tiè 'stu tale e quale c'a po' adoppo m'o tuorne", «Tieni questo specchio che poi me lo restituisci».


Se qualcuno vuole meglio comprendere vi consiglio di vedere la scena dell'interrogatorio in "no grazie, il caffè mi rende nervoso".

20100305

radegare

radegàre
1. battibeccare, questionare; 2. accapigliarsi, litigare

20100304

Marubio

Marùbio: dà su marubio - il cielo s'annuvola, minaccia il temporale.

e raramente anche: vin marubio - vino aspro

Apes

Àpes (da un fraintendimento del latino lapis)

fónfo

fónfo | (agg.) maldestro, impacciato, di corporatura tozza

20100303

suri

... attributiSuri = Testicoli.
Es: ciapar na pedada sui suri (prendere un calcio sui...)

[3 di 3]

20100302

suri

galleggianti da pescaSuri = Galleggianti.
Oggi si usano anche materiali sintetici, ma in passato si usava prevalentemente il sughero, quindi "suro".

[2 di 3]

20100301

suri

pesci deti suriSuri = Sugherelli (trachurus trachurus)

[1 di 3]

csa dit

"Csa dit ?" = Cosa dici ?

Nella variante "Mo csa dit ?" è usato come intercalare per alimentare la discussione ma anche come esclamazione per mettere in dubbio le affermazioni dell'interlocutore.
"Ma dai...", "Ma cosa dici ?" ...
"Mo csa dit ? Mo va la !"

basabanchi

basabanchi | beghino, persona bigotta e ipocrita
[letteralm.: chi bacia (platealmente) i banchi in chiesa]

 
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