20090831

pastrocio

Ricorda Giulio Ferroni che «in Italia i dialetti (e una grande letteratura dialettale) hanno operato (...) in uno scambio con l’identità nazionale, in un’apertura verso la grande cultura del mondo». Considerarli in antagonismo alla Lingua italiana, come taluni pretendono, è semplicemente insensato.

Il blog dialetticon pensa anche a questa gente confusa che evidentemente soffre, non sta bene. Perché se vivi male, pensi male e poi finisce che scrivi male.

L’improvvisata Lingua veneta utilizzata giorni fa da un quotidiano che nemmeno merita citazione, incorre infatti in svariati inciampi.
QUI un florilegio dei momenti migliori: giusto un assaggio, solo i più evidenti in prima pagina… Senza entrare nel merito dei contenuti, ché non se ne esce.

20090829

gatognào

gatognàoandar a gatognào = andare carponi, gattonare

Da "gato" (gatto), più "gnào" di origine onomatopeica

20090828

sbrego

sbrégosbrégo - strappo, lacerazione, squarcio
[ sbréga - scheggia di legno; grosso pezzo di cibi quali pane, formaggio... ]

20090827

górna

górna[ dicesi anche di persona avvezza a copiose libagioni ]

20090826

spièra

spièraSpièra = raggio solare che entra da una fessura; riverbero di luce; persona allampanata.

No metarte in spièra del sol = non esporti al sole
El ze diventà na spièra = è diventato magrissimo

zinale

etimo

20090825

sguaratare

sguaratàresguaratàre - scuotere (liquidi), risciacquare

20090824

puìna

puìna

20090822

mocàrsea

oh oh, meglio andarsene

Mocàrsea = andarsene, svignarsela
Mejo che me ea mòco = meglio che me la svigno

20090821

séngia

cintura

20090820

giulio ferroni

Anche La Padania si perde nel dialetto

Dicono che vogliono “tenere alto il dibattito sull’identità”, coinvolgendo anche “le istituzioni scolastiche e l’informazione televisiva pubblica”: per fare questo affermano in dialetto veneto che «Lengue e dialeti xe el futuro dei zoveni». Ma certo, vista l’incredibile irresponsabilità di certe uscite di questi giorni, si ha l’impressione che i giovani si vogliano portare allo sbaraglio, chiudendo l’Italia futura in una frantumazione territoriale e mentale che l'allontanerà definitivamente dall’Europa, che getterà alle ortiche tutta la grande tradizione internazionale della nostra cultura e della nostra economia. Si dice che, dopo questa prova in dialetto veneto, i solerti zelatori della Padania (nel senso di giornale) offriranno esempi di altri dialetti regionali (piemontese, lombardo, ecc.): ma nella loro feconda immaginazione non si sono resi conto del fatto che le varianti dialettali sono moltissime, che ogni scelta fatta di un modello va a detrimento di altri possibili, ecc. Nella scelta del veneto essi hanno privilegiato la forma veneziana, che è la più facile da usare, perché dotata di una particolare tradizione letteraria, espressione della città “dominante”, che concedeva ben poco spazio di autonomia e di libertà alle aree di terraferma, le quali, sia nel passato che attualmente, presentano caratteri linguistici spesso molto diverse.
Se i leghisti volessero portare fino in fondo i loro propositi, dovrebbero allora pubblicare una miriade di edizioni diverse del loro giornale: una per ogni variante dialettale, non solo quindi fogli in veneziano, ma nella forma di Padova, di Rovigo, di Feltre, di Belluno, di Verona, di Schio, di Cortina d’Ampezzo; ma poi se si continua, nel Veneto e nel resto d’Italia, non se ne esce più... Ma è fin troppo ovvio che tutto ciò non ha nessuna credibilità culturale o linguistica: eppure agisce come un veleno sull’orizzonte della comunicazione, sullo scenario della politica, su vasti settori di cittadini sprovveduti; e proprio per questo richiederebbero di essere respinte nel modo più vigoroso. La scuola, l’università e le istituzioni culturali si sono fatte sentire troppo poco: devono ormai rendersi conto che è il momento di intervenire con forza nei confronti di queste aggressioni alla dignità del nostro Paese e allo stesso futuro delle giovani generazioni. Inutile ricordare ai leghisti che in Italia i dialetti (e una grande letteratura dialettale) hanno operato proprio in uno scambio con l’identità nazionale, in un’apertura verso la grande cultura del mondo, verso quel futuro che sarà disastroso se certi bislacchi propositi troveranno seguito.

Giulio Ferroni
Professore ordinario di Letteratura italiana
Università La Sapienza - Roma

unita.it | 14 agosto 2009

20090819

incalmo

incàlmo

incàlmo = innesto
incalmà co l'oco: letteralmente "innestato con l'oca",
riferito a persona stupida...

20090818

Noter de Berghem

Caro Beppe,
una mia amica, venuta a stare nella mia città dalla Toscana, è stata colpita dalla scarsa socievolezza dei bergamaschi. "Voi vi fate un sacco di problemi per passare a trovare un amico, pensate "magari disturbo". Da noi non esiste!". Stessa impressione per una signora croata (che rimpiange il calore umano dei tedeschi!) e una americana (che ha passato sei mesi di solitudine pavese in seguito a un semestre sabbatico del marito). In effetti, l'introversione delle popolazioni montane e pedemontane (con l'eccezione dei milanesi) è inconfutabile. Il successo della Lega in queste regioni è dovuto al fatto che essa ha trasformato la loro predisposizione relazionale in una visione sociale e politica; ed ora, il diffondersi del leghismo a sud del Po rischia di propagare la scontrosità e la diffidenza prealpine un po' in tutta Italia. Ti pare che esageri? Niente affatto. Basta leggere il testo del ritornello di una nota canzone dialettale delle mie parti ("Noter de Berghem"): E che l'è la me ca che, e che comande me che, òi saì chi à e chi è che, so me 'l padrù. (Trad. lett. "E qui è casa mia, qui; e qui comando io, qui; voglio sapere chi va e chi viene, qui; sono io il padrone"). Come vedi, Bossi e Maroni non hanno dovuto inventare nulla. Però è un peccato che la tendenza a chiudersi in sè stessi, tipica di una popolazione che invecchia e che ha paura, venga ad appannare la simpatia e la disponibilità che sono sempre state, almeno nell'immaginario internazionale, prerogative degli italiani... tu cosa ne pensi?
Silvia Bianchi

Non sono d'accordo: i bergamaschi sono affabili e generosi come tutti i lombardi, e hanno un accento migliore. Bisogna saperli prendere, certo, perché possono essere un po' spigolosi. Lo ammetto, tuttavia: Bergamo è la sorella grande di Crema (caratterialmente, culturalmente, storicamente, economicamente), e io rischio d'essere un po' parziale...
(Italians di Beppe Severgnini, Corriere della Sera)


Nóter de Bèrghem

Nóter de Bèrghem, de Bèrghem de sura Noi di Bergamo, di Bergamo di sopra
alla forchetta ghe dis ol pirù la forchetta la chiamiamo "'l pirù"
E che l'è la me cà che E qui c'è la mia casa, qui
e che comande mé che e qui comando io, qui
oi saì chi 'a e chi 'é che voglio sapere chi va e chi viene qui
so me 'l padrù sono io il padrone

Nóter de Bèrghem, de Bèrghem de sura Noi di Bergamo, di Bergamo di sopra
alla finestra ghe dis ol balcù la finestra la chiamiamo "ol balcù"
E che l'è la me cà che E qui c'è la mia casa, qui
e che comande mé che e qui comando io, qui
oi saì chi 'a e chi 'é che voglio sapere chi va e chi viene qui
so me 'l padrù sono io il padrone

Nóter de Bèrghem, de Bèrghem de sura Noi di Bergamo, di Bergamo di sopra
al materasso ghe dis ol stremàs il materasso lo chiamiamo "ol stremàs"
E che l'è la me cà che E qui c'è la mia casa, qui
e che comande mé che e qui comando io, qui
oi saì chi 'a e chi 'é che voglio sapere chi va e chi viene qui
so me 'l padrù sono io il padrone

Nóter de Bèrghem, de Bèrghem de sura Noi di Bergamo, di Bergamo di sopra
all'urinale ghe dis ol bocàl il vaso da notte lo chiamiamo "ol bocàl"
E che l'è la me cà che E qui c'è la mia casa, qui
e che comande mé che e qui comando io, qui
oi saì chi 'a e chi 'é che voglio sapere chi va e chi viene qui
so me 'l padrù sono io il padrone

E che l'è la me cà che E qui c'è la mia casa, qui
e che comande mé che e qui comando io, qui
oi saì chi 'a e chi 'é che voglio sapere chi va e chi viene qui
so me 'l padrù! sono io il padrone!


E voi, amici dialetticanti, cosa ne pensate di noi bergamaschi?

20090817

fórfe

openclipart.org

20090815

Lu lazzarétt

Mi chiedeva gaz se "pependone cucende" fosse il peperoncino secco o quello fresco: in effetti, la formula denota solo la piccantezza del peperone, non la modalità in cui lo serviamo. Ad ogni modo, tagliato a pezzettoni e messo sott'olio, avrà anche un nome più specifico: "lazzarétt"!

tachente

tachénte

da tacàre (= incominciare, attaccare, aderire, accendere, appendere)
tachénte: persona appiccicosa e/o insistente e/o fastidiosa

20090814

Lu pependone cucende

Meglio corsi di italiano per autori e presentatori

Natalino Balasso ride divertito, col dialetto veneto e le sue sfumature più ironiche e divertenti l’attore polesano ha sempre duettato, sin dai tempi del suo candido pornoattore alle prese coi "misteri" del doppiaggio in "Zelig". Tanto più adesso che, reduce dal bel debutto al festival shakespeariano di Verona con la "Bisbetica domata" in dialetto veneto, si prepara al affrontare il tour dello spettacolo diretto da Piermario Vescovo: «Porto il dialetto veneto fuori dal Veneto - sospira allegro l’attore-autore - dovessi ascoltare i leghisti coi loro "ognuno a casa sua", dovrei stare solo a Porto Tolle... E chi mi viene a vedere a Porto Tolle».

Così i "suggerimenti" del ministro Zaia per «valorizzare la lingua locale» su Raitre gli suonano come un «cortocircuito mentale». «Intanto sarebbe utile che alla Rai si imparasse a parlare bene l’italiano - ribatte Balasso - Prima di fare corsi in dialetto, proporrei corsi di italiano per autori, sceneggiatori, attori, presentatori. E poi comincerei a realizzare delle fiction più belle. Già sono orribili le cose che si vedono». Le eccezioni ci sono, sia chiaro, "Montalbano" è un buon prodotto, «e in questa fiction tutte le parole in dialetto non danno alcun fastidio, anzi. Quando una cosa è scritta bene, poco importa sia in italiano o in dialetto. Ciò che conta è smetterla di imporre brutti programmi agli spettatori».

In tutti i lavori portati sulla scena, dal monologo "Ercole in Polesine" al recente "La tosa e lo storione" passando per l’intenso "Libera nos" tratto dal capolavoro di Meneghello, Balasso si è sempre misurato con la forza, le potenzialità e le più ampie tonalità del dialetto veneto: «Il dialetto, lingua ancora più viva dell’italiano, non è qualcosa facilmente codificabile. Quindi temo che si finirebbe per infilare nelle fiction una lingua talmente fuori dalla realtà da diventare ridicola».

In fondo, «quando si comincia ad imporre una "quota dialetto" per legge, io inizio a preoccuparmi. Significa che nella realtà qualcosa manca a livello culturale profondo. Ma non è certo imponendolo che si può ottenere qualcosa». In Emilia Romagna, dove l’attore vive ormai da tempo «il dialetto viene valorizzato attraverso dei finanziamenti, tant’è che esiste un telegiornale in dialetto bolognese. Ma è una delle cose più ridicole al mondo! Il dialetto è espressione di una civiltà, quella contadina: hai voglia, tu, con i termini della civiltà contadina, a parlare dell’oggi, di finanziamenti, di extracomunitari, di politica economica. In questi campi dominano termini italiani che vengono dialettizzati. L’effetto suona straniante. E fa ridere».

Indi, «se imparassimo già a parlare italiano sarebbe un passo avanti. E se una fiction, un film, uno spettacolo sono scritti bene, non ci si porrà il problema della lingua. Se sono brutti, puoi metterci tutti i sottotitoli che vuoi, ma brutti resteranno». Alla faccia di Zaia.

gazzettino.it | 12 agosto 2009

20090813

cadrega

video


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20090812

toso

Fry © Matt Groeningragazzo
[tósa, ragazza; toséto/a, ragazzino/a]


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20090811

sovietica vesuvianità

A nu' pal' stann' appis'
Stanno appesi a un palo
stann' appis' tutt'e tre.
stanno appesi tutti e tre.
Na fulat' 'e vient' 'e mmove
Una folata di vento li smuove
mmove 'o pret' 'o fant' e 'o rre.
muove il prete, il fante e il re.

Stann' appis' a capa sotto,
Stanno appesi capovolti,
comm'è bell' a lle vere'
come sono belli da vedere
nun so' loro cchiù 'e patrun'
non son più loro i padroni
'e chesta terra, né de me…
di questa terra, né di me...

Ah fosse bell', né sant' né guerr'
Ah, sarebbe bello, né santi né guerra
sulo 'o mare e 'a terra
solo il mare e la terra
libera
libera
si overo 'e appennessemo
se li appendessimo davvero
tutt'e tre!
tutti e tre!

testo di Dario Jacobelli
musica di Daniele Sepe
scarica [.mp3]

20090810

scoase

spazzaturascoàse, scoàsse


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20090809

"T'ador e t'Ringraz"

In questo post chiedo aiuto agli amici pugliesi! Il 7 sono stata al festival Etnorock della città di Atri, tre serate di musica dal vivo: musica dell'etnos, che si contamina, note che scendono nel Mediterraneo e viaggiano sulle sue onde per approdare tra nuove genti. Quello che è successo nella terra della Puglia e i Radicanto esprimono meravigliosamente questo processo di contaminazione.
Splendida la loro interpretazione di un testo di Enzo Del Re: "T'ador e t'Ringraz"... purtroppo non riesco a tradurla tutta! E qui ho bisogno del vostro aiuto amici pugliesi! Ecco il testo che ho copiato dal plico nel loro cd; la canzone invece la trovate sul loro myspace a cui sarete rimandati cliccando qui:

Ca prima a stu'monne
Nan staive nisciune
Ka già faceiva a campà sciasciune.

Te jador e t'ringraz
Ka senza mangeè
Me senghe sazie.

Doppe a ciò ka so veste
Me senghe mbrazze a creste
Je pozze canmbè d'aria comme a nu meliardarie.

Te jador e t'ringraz
Ka senza mangeè me sende sazie.

Ce l'alde cambene ka cacazze,
Ce cussù cussù è un bò più giù,
Te jador e t'ringraz
Ka senza mangeè me sende sazie.

Doppe ciò ka so veste me sende sbalurdute,
So perse u appeteit, e mmo non mange kiù,
Te jador e t'ringraz
Ka senza mangeè me sende sazie.
Ka i rekke non mangiene per nan cachè
Peccé a scì de kuerpe è na sorte a fateiche
Te jador e t'ringraz
Ka senza mangeè me sende sazie.

Ce non me sende tende;
Me senghe me sende a'felette mesenghe a' didittì
Me sende 'mbaraveise
Ka non m'azzekke u prisi

Te jador e t'ringraz
Ka senza mangeè me sende sazie.

gimo

gimo!andiamo!
[da gire = andare]

20090807

frego

Fry © Matt Groeningragazzo
[frega, ragazza; freghino/a, ragazzino/a]


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20090806

sacranon

toco de sacranon

Sacranón = imprecazione
dal francese "sacré nom" = dannazione! accidenti!

Anche riferito a un ragazzone, robusto,
"El ze un bel toco de sacranón"
O riferito a persona o cosa che pesa moltissimo
"Pesa come un sacranón"

spadina

in spadina(uscire in) spadina = uscire di casa senza soprabito

In tempi passati era usanza delle classi nobiliari indossare lo spadino al fianco, ben visibile sopra gli abiti: questa la probabile derivazione del modo di dire...


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20090805

gnaro

gnaro

ragazzo, ragazzino, giovane


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20090804

teresina

teresina1. termine generico che indica il decadimento delle facoltà cognitive umane (= rimbambimento);
2. durezza di comprendonio (probabilmente dal nome della leggendaria Teresina, locomotiva a vapore di proverbiale lentezza... arrivare con la Teresina = essere tardi a capire).

20090803

can

can

[ el can de do paróni more de fame ]

20090802

canevàsa

canevàsa

canevàsa, canevàssa = canovaccio, strofinaccio da cucina

Dal francese "canevas" = tela, parola nata dall'unione del piccardo "canevach" col francese antico "chanevas" = canapa

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20090801

snaro

snaroComplesso di malattie che colpiscono l’apparato respiratorio dei polli. Scherzosamente attribuibile anche a esseri umani raffreddati...

 
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