20090705

filò

far filòFilò = veglia nella stalla
da filare, tessere.

Si usava nella società contadina, nelle stalle delle barchesse, “far filò”, chiaccherare e raccontare ai bambini storie e fiabe intorno al fuoco, le sere d’inverno.

Vecio parlar che tu à inte’l tó saór
Un s’cip del lat de la Eva,
vecio parlar che no so pi,
che me se á descunì
dì par dì ‘inte la boca (e no tu me basta);
che tu sé cambià co la me fazha
co la me pèl ano par an
(…)
Girar me fa fastidi, in médo a ‘ste masiére
De ti, de mi. Dal dent cagnin del tenp
Inte ‘l piat sivanzhi no ghén resta, e manco
De tut i zhimiteri: òe da dirte zhimithero?
Elo vero che pi no pól esserghe ‘romai
Gnessun parlar de néne-none-mame? Che fa mal
Ai fiói ‘l petel e i gran maestri lo sconsiglia?
(…)
Ma ti vecio parlar, resisti. E si anca i òmi
te desmentegarà senzha inacòrderse,
ghén sarà osèi -
do tre osèi sói magari
dai sbari e dal mazhelo zoladi via -:
doman su l’ultima rama là in cao
in cao se zhiése e pra,
osèi che te à in parà da tant
te parlarà inte’l sol, inte l’onbria.


Traduzione:

Vecchio dialetto che hai nel tuo sapore
un gocciolo del latte di Eva,
vecchio dialetto che non so più,
che mi ti sei estenuato
giorno per giorno nella bocca (e non mi basti);
che sei cambiato come la mia faccia
con la mia pelle anno per anno
(…)
Girare mi dà fastidio, in mezzo a queste macerie
di te, di me. Dal dente accanito del tempo
avanzi non restano nel piatto, e meno
di tutto i cimiteri: devo dirti cimitero?
E’ vero che non può più esserci oramai
nessun parlare di néne nonne-mamme? Che fa male
ai bambini il pètel e gran maestri lo sconsigliano?
(…)
Ma tu vecchio parlare, persisti. E seppur gli uomini
ti dimenticheranno senza accorgersene,
ci saranno uccelli -
due tre uccelli soltanto magari
dagli spari e dal massacro volati via -:
domani sull’ultimo ramo là in fondo
in fondo a siepi e prati,
uccelli che ti hanno appreso da tanto tempo,
ti parleranno dentro il sole, nell’ombra.

Andrea Zanzotto
Filò. Per il Casanova di Fellini
Mondadori

6 commenti:

Ross ha detto...

I miei nonni mi raccontano sempre di quando, prima e durante la guerra, quando persino la legna per la stufa per loro era un lusso, "facevano filò" nella stalla con tutta la famiglia, stretti attorno alle mucche per approfittare un po' del tepore del loro corpo.
Nel film di Ermanno Olmi "L'albero degli zoccoli", che ogni bergamasco che si rispetti ha scolpito nel cuore, a un certo punto è descritta una di queste struggenti scene, con le donne intente a rammendare e gli uomini a raccontare storie di paura ai bambini, con solo una fiammella a far luce e tanto bisogno di sentirsi uniti nella povertà, nel freddo impietoso dell'inverno e nella nebbia che copre tutto, anche i ricordi, o le tenui speranze, per i figli, di una vita meno grama.

Bellissima la poesia di Zanzotto.

gaz ha detto...

Ross, fatti raccontare ancora, un pò dell'antico filò che continua...

Ciao :-)

(p.s. niente faccine, come vedi, la redazione ci dovrà spiegare questo doloroso provvedimento ih ih ih)

redazione ha detto...

la redazione ha dovuto prendere atto che il "nuovo" sistema di commenti di blogger e il "nuovo" gingillo readers non permettono di visualizzare il blog con il maledetto IE (pork#*%@#)... speriamo che quelli della grande G intervengano presto, anche se risulta che conoscano il problema da oltre un mese...

Michele ha detto...

sì sì, esatto, anche qui nel mantovano facevano 'filòs' nelle stalle perchè allora c'era un freddo dannato,...poi uno veniva 'pagato' a bicchieri di vino per raccontare storie 'folk', filastrocche etc.

Gabriella Broccardo ha detto...

Qualcuno puo spiegarmi da dove deriva 'far filo`'?

gaz ha detto...

Probabilmente deriva dall'abitudine di riunirsi nelle stalle, nelle serate invernali, per trascorrere il tempo assieme chiacchierando e raccontando storie mentre si svolgevano varie attività: gli uomini intrecciano ceste e aggiustano gli attrezzi dei campi; mentre le donne tessono e filano.
Quindi da filare deriva il nome Filò.

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