20090719

amarcord

Amarcord, in romagnolo «A m'arcòrd», mi ricordo, la chiave di tutta la poetica felliniana, la cifra di un autore che, da quando fa cinema, nei suoi momenti più alti è sempre andato alla «ricerca del tempo perduto», trovando nei ricordi, nella memoria, la fonte più viva della sua ispirazione (...).
[Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 19 dicembre 1973]

Ci son rimasto come un patacca; mi volevo buttar giù dal molo... (Titta)

Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me, ma la casa mia n'dov'è? (Calzinazz)

– E allora, onori il padre e la madre? (il prete)
– Io sì. Ma loro non mi onorano a me: mi danno certe tozze sulla testa! (Titta)

1 commenti:

gaz ha detto...

Leggo ora nelle curiosità, in wiki, che l'albero dove lo zio Teo urla "vojo una dooooonnaaa"
E' FINTO...
:(

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