20090729

esse sonora

Se per rappresentare il suono della L veneta è stato individuato un segno ritenuto idoneo da un rilevante numero di linguisti e scrittori (e denominato elle evanescente), manca un’efficace modalità di notazione che – in modo immediato e intuitivo – renda graficamente distinguibili altri suoni di uso comune nella Lingua veneta (e non solo) come, ad esempio, la esse sonora. Nelle trascrizioni della esse sonora veneta si riscontra infatti un uso indistinto dei segni S, X e Z: il corrispondente veneto dell’italiano “radici” si può pertanto trovare trascritto come raìse, raìxe e anche come raìze; così come l’italiano “taci”, può essere reso sia con tasi, sia con tazi ma potrebbe anche trascriversi come taxi (davvero impraticabile per evidenti motivi). Vale la pena soffermarsi su alcuni aspetti.

Per la S non sonora o sorda
[fricativa alveolare sorda -
ital. sole, sasso, asfalto, morso]

si utilizza il segno S:
nelle trascrizioni talvolta si opta per un raddoppio della S sorda intervocalica, ma ciò induce il lettore alla produzione di doppie lettere laddove in realtà non esistono: musso (asino) dovrebbe infatti trascriversi come muso… ma nel perseguire una corretta notazione (in veneto non esistono doppie lettere), si rischia di indurre nel lettore non veneto un’analogia con l’omografo termine italiano “muso” (faccia). In taluni casi l’uso italianizzante della doppia lettera è preferibile - ancorché sostanzialmente scorretto: Venèssia, venessiàn alla lettura risulterà più comprensibile del corretto Venèsia, venesiàn. “Venexia, venexiàn” è invece una malintesa trascrizione, dato che la X si pronuncia come la sonora dell’italiano “rosa”, mentre in questo caso è richiesta la S sorda;
per la S sonora
[fricativa alveolare sonora - ital. naso, rosa, musica, asino]

si utilizzano:

il segno S, che rende quasi inevitabile per il lettore non veneto la confusione da omografia con il segno della S sorda;

il segno X, in progressiva dismissione, è classicamente associato al presente-terza-persona (“è”). Può dare adito a svariati malintesi in lettura in quanto ampiamente utilizzato nelle trascrizione di altre Lingue, tra cui il Ligure, per esprimere suoni diversi;

il segno Z, probabilmente il più funzionale, può tuttavia sviare verso la pronuncia di un suono che nella Lingua veneta non esiste (la zeta italiana).

Più che di perfetta interscambiabilità, in defintiva sembra trattarsi di un uso che varia secondo i codici di riferimento, la posizione della esse sonora all’interno della parola, la consuetudine…

2 commenti:

gaz ha detto...

Molto interessante questo post, in effetti la trascrizione della esse in veneto mi ha creato sempe molti dubbi, oscillavo dalla z e la x, mai profondamente convinta.
Ora ho le idee più chiare, forse ;))
Ma la voce in audio, di chi è? :-/

em ha detto...

non saprei, magari è la voce del dott. on. wikipedia ing. mario...

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