20090916

“A son ‘e corru”

L’espressione a son ‘e corru (così pronunciata ma che troverei più corretto scrivere a su sonu de su corru) è tipicamente cagliaritana. Da Cagliari essa si sarà diffusa anche in altre zone della Sardegna del sud. Significa "al suono del corno".
A qualcuno quell’espressione evocherà atmosfere e suggestioni medievaleggianti… le imprese dei paladini di Francia, cacce nella foresta, sante e faticose ricerche del Santo Graal…
Altri penseranno a piccanti gesta adulterine; non si sa poi perché se la nostra società gareggia, fino ai suoi vertici, nell’esercizio di una continenza poco meno che monacale.
Ora, il riferimento giusto è quello medievale. Infatti, durante i 4 secoli di dominio spagnolo su cussus poberus sardus (quei poveri sardi) fiada sa lei (era legge) che la parte alta della città fosse soggetta a coprifuoco.
Quella parte costituiva il centro politico-amministrativo e militare di Cagliari e per gli spagnoli, i cagliaritani non vi si dovevano trattenere oltre le 20.
Così, quando cussus dimonius sonanta su corru (quei diavoli suonavano il corno) is casteddaius (i cagliaritani) dovevano telare.
Chi non rispettava tale lei leggia (brutta legge) veniva scaraventato dagli spagnoli giù dalle mura… sulle rocce sottostanti.
Magari un contadino, un artigiano, un commerciante ecc. aveva dei problemi con ruote o assi del proprio carro, con un asino o un cavallo recalcitrante.
Una trattativa d’affari poteva andare per le lunghe o forse qualche spagnolo alluttu (acceso, in senso sessuale) gli aveva molestato la moglie o la figlia; era quindi sorta una questione da dirimersi a curteddu (col coltello).
Ma po is meris de is sardus (per i padroni dei sardi) niente di tutto questo poteva evitare il volo dalle mura.
Col tempo, i cagliaritani hanno dimenticato l’origine ed il senso reali de ci (o ddu) anti bogau a son ‘e corru (l’hanno cacciato al suono del corno). E’ diventata un’espressione a sfondo umoristico, sinonimo di cacciata clamorosa, senza possibilità d’appello.
E’ stata così dimenticata l'orribile fine di tantissimi sardi.
Pare inoltre che dopo aver sfracellato la vittima di turno, si pronunciasse la formula stampax, stai in pace. Forse “stampax”, evidente corruzione del latino stas in pax (o simili) ha dato il nome al quartiere limitrofo di Stampace… in sardo Stampaxi.

2 commenti:

redazione ha detto...

benvenuto riccardo!

gaz ha detto...

E' un vero piacere trovare finalmente la Sardegna e la sua lingua qui su Dialetticon!

Benvenuto Riccardo :)

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