20100217

zanzotto, andrea

(...) i dialetti non si insegnano, ma si imparano. [2009]

6 commenti:

filo ha detto...

Proporrei Zanzotto per il Nobel, prima che muoia, lo ritengo il più grande poeta vivente che abbiamo in Italia.Vediamo un po' se si può far qualcosa?
Ciao Eminenz.

gaz ha detto...

Filo, sono d'accordo con te.

Riporto un'altra frase dall'articolo segnalato da Em: "...perché il dialetto non è imposizione, ma spontaneità".

Mike J. Lardelly ha detto...

Zanzotto ha 90 anni, con tutto il rispetto, ma per lui è stato facile, anzi naturale, imparare il veneto.
Purtroppo oggi il dialetto va insegnato e deve trovare nuovi spazi: una lingua non si impara per miracolo. Come tutte le cose in pericolo, ci vogliono studi e iniziative APARTITICHE mirate alla sua salvaguardia.

Altrimenti è facile dire "come sono belli gli alberi, conserviamole per i nostri figli" quando si sta a braccia conserte a guardare il lavoro implacabile dei boscaioli e delle ruspe.

redazione@gaz ha detto...

@lardelly, bene, ora che si è permesso di aver a che dire su tutto e su tutti, siamo a posto!

La informo che verrà bloccato su questo blog!

em ha detto...

senta, novello magister elegantiarum dei miei stivali, impagabile coniatore di neologismi tipo "decelebrati", vuole dire che cosa si dovrebbe fare per perseguire i suoi edificanti intenti, invece di limitarsi a sproloquiare senza costrutto e proposta alcuna?

Mike J. Lardelly ha detto...

Il fatto di bloccarmi non vi fa onore.

Non era mio intento fare polemica.
Mi sarebbe piaciuto iniziare un confronto vero sul futuro delle parlate regionali.

Avrete capito che non sopporto la visione provinciale e profondamente irrispettosa che emerge da una certa tradizione ottocentesca che vuole tutte le lingue non di Stato relegate a ambiti familiari o macchiettistici. La storia insegna che il modo migliore per eliminare una lingua non è vietarla, ma ridicolizzarla e negargli ambiti che gli spetterebbero di diritto. In Francia l'hanno già fatto cinquant'anni prima di noi, con ottimi risultati (la Francia, di fatto, è praticamente monolingue). L'Italia è ancora un po' indietro, ma siamo sulla buona strada.
Per di più, oltre a ghettizzare gli idiomi regionali come lingua di famiglia (ma guai a insegnare il dialetto ai figli) e comica e a cercare di considerarli il più possibile parte della lingua italiana in barba a qualsiasi norma del buonsenso, in Italia abbiamo inventato anche la politicizzazione delle lingue: adesso ogni iniziativa volta alla salvaguardia dei dialetti (e non vuota chiacchiera su quanto è bello il dialetto) è sempre e comunque della Lega Nord, e quindi becera, rozza, volgare, ignorante e razzista.

Non mi piace che certi discorsi vengano portati avanti con il "sentito dire" e la difesa ad oltranza delle proprie convinzioni senza ascoltare quelle altrui, per altro documentate.
Ovviamente, non sono mai riuscito a intraprendere un dibattito serio con chi ribadisce (pur parandosi il culo dicendo che i dialetti sono da rispettare bla bla bla) l'inferiorità degli idiomi regionali rispetto a quello nazionale.
Dopo un po' la controparte si chiude a riccio e non vuole sentire ragioni.
Anche qui si ripete lo stesso copione?

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