20100619

il paradosso di battaglia terme

VIGILI E DIALETTO

Fra le varie stravaganze che la Lega ci propone, merita qualche attenzione quella che ci viene dal Comune di Battaglia Terme in provincia di Padova e che riguarda la conoscenza e la pratica del dialetto quale requisito degli aspiranti vigili urbani (...). Motivo della richiesta: ai numerosi anziani «risulta molto difficile esprimersi in italiano. Giusto allora assumere un vigile che li capisca e si faccia a sua volta comprendere».

A questo punto nasce un’obiezione, anzi una proposta, sempre nello spirito della Lega. La Lega ha più volte proclamato che per la concessione della cittadinanza italiana agli immigrati è necessaria, fra l’altro, la conoscenza della lingua italiana, cioè sapere parlare e scrivere correttamente in italiano.

Ma se, in atti pubblici, viene certificato che questa «conoscenza» è assente in così larga parte dei cittadini di Battaglia Terme (e, si presume, di molte altre località del Veneto e di chissà quante altre regioni), non si dovrebbe di conseguenza escludere costoro dal diritto di cittadinanza finora usurpato?

A.P., lettera a Il Gazzettino

2 commenti:

gaz ha detto...

Proposta interessante anche se l'ottusità leghista la potrebbe valutare come un favore :P

fiordicactus ha detto...

Ricordo che qualche anno fa, in una catena di Supermercati lombardi, per rispetto degli italiani che arrivavano da fuori regione o degli stranieri, fu proibito l'uso del dialetto sul lavoro! ;-)

Io, l'ho già detto, non parlo nessun dialetto, benchè ne conosca, bene, 2 e sia in grado di capirne altri, avendo parenti originari di varie province. Mi piace studiarli, studiarne le poesie e le canzoni e trovare similitudini fra i vari nomi, o trovare le differenze e l'origine dei vari termini le "stranezze" (come la volta che mio Suocero disse: "so' ito" e si corresse: "ho andato" . . . :-)
I figli, pur abitando a San Benedetto del Tronto, parlano ognuno un tipo di dialetto, durante la scuola ognuno di loro è stato in classe con ragazzi che arrivavano da varie zone di Marche e Abruzzo, perciò hanno "rubato" inflessioni, modi di dire . . . la Piccola, che sta a Roma da 6 anni, quando torna è il tormento del suo papà, col suo romanesco (ma lei dice di parlare "normale"! ;-)

Per tornare ai vigili, certo, in certi casi il dialetto aiuta, così come l'inglese, il tedesco ecc . . . ma molto di più aiuterebbe la conoscenza della città, delle vie, delle informazioni basilari (dove si può parcheggiare un camper, per es) e della cose di interesse turistico presenti nel paese e/o nelle vicinanze! O, in caso di strada chiusa, per qualche sagra, quale alternativa usare per proseguire il viaggio! (successo a noi, sulle colline del Garda parte bresciana: "Io non so, non sono di qui . . . aspetti che finisce la festa!" e noi, col camper, avevamo appuntamento di lì a un ora in un paese limitrofo . . . l'avrei ucciso . . . il camper, nonè una cariola!);-)

Ciao, R

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