20091231

muséto

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muséto (s.m.) | cotechino
da "muso" (del maiale), che è un ingrediente dell'insaccato

Anco 'l quarto

Ha magnèto 'l terzo magnerà anco 'l quarto.
Lo diceva la nonna di un'amica blogger.
Il senso mi pare comprensibilissimo:
in generale un posto/pasto in più a tavola
per un nuovo ospite si trova sempre;
in particolare, riferito a un nascituro,
se una famiglia sta già tirando su tot figli
con qualche sacrificio saprà tirarne su un altro...
proverbio destinato all'oblio nell'Italia dei figli unici?

E data la ricorrenza, buon anno nuovo a tutti! :-)

el ponte


"Se no ghe fosse el ponte el mondo sarìa un'isola"
"Se non ci fosse il ponte il mondo sarebbe un'isola"

Il ponte è quello "della libertà" e collega la terraferma con Venezia. In questo modo di dire c'è tutta la fierezza dei veneziani di appartenere ad una città unica al mondo.

20091230

casolin

casolin = pizzicagnolo, salumiere


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20091229

Soramanego

La parola soramanego non è di facile traduzione; sicuramente nel suo significato letterale sottindende all'organo sessuale maschile (manego = manico ma anche avetecapitocosa), ma nel suo significato più ampio indica abilità, capacità, conoscenza.

Frase tipica: "ghe vol el soramanego", ovvero per fare una cosa fatta bene, non bastano i mezzi tecnici, ma ci vuole anche l'abilità di chi agisce.
"Queo sì che el gà el soramanego!" si dice per qualcuno che è particolarmente abile nel suo lavoro.

(ringrazio un mio amico - napoletano tra l'altro! - che in una delle nostre fugaci chiacchierate mi ha suggerito questo termine per dialetticon)

20091228

Selegheta

Selegheta = passerotto

Interessante notare come la parola passero in italiano sia di genere maschile,
mentre la parola selegheta in veneto sia femminile

burana

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buràna, buriàna, boràna (s.f.) | tempesta, temporale, tormenta (e simili...)

20091227

Francesco Masala (5/5)

Cantone de s’ómine in su fossu

Ehi, bona zente, leade unu che a mie,
mesu ómine e mesu arveghe,
pasturighende in losas de nuraghes,
e faghìdeli custa brulla:
ponìdeli subra sa conca
una raffineria de petróliu
de unu matimannu milanesu.
[...]

Ballata dell’uomo nel fosso

Ehi, gente, prendete uno come me,
mezzo uomo e mezzo pecora,
al pascolo fra tombe di nuraghi,
e fategli questo scherzo:
mettetegli sopra la testa
una raffineria di petrolio
di un milanese pancia-piena.
[...]



1/5, 2/5, 3/5, 4/5, 5/5

20091226

carabozzla

testa

albara

inverno

àlbara = pioppo bianco, pioppo in genere


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20091225

scambio auguri 2009

video

20091224

Buonissimo Natale


Ad oggi del Natale non rimane che un intreccio paraspirituale di tradizioni religiose e pagane e, se per i fanciulli è una occasione di gioia, per tutti gli altri spesso è solo un impegno fatto di obblighi "cerimoniali" che trovano sfogo e liberazione in una grande abbuffata. Quindi prendo spunto dal post della Alessandra (subito sotto) e vi propino una ricetta di un dolce natalizio della mia terra d'Abruzzo augurando a tutti i partecipanti lettori di prendere qualche chilo in allegria.

Ninn'è de Natale la feste
se de li calciunitte
ne nnì pripire na bbella ceste.
Attacchete attorne a li fianche
na parnanza bianche,
pije la farine
ben dusate nghe lu misurine,
aggiustele nghi li mane
come se fusse na funtane,
mittece dentre d' oije nu bicchijre
e altrittante di nu vinelle liggire.
Ammischie tutte piane piane
fine a che manche
nu tucculette ci-armane.
Quande l' impaste è pronte,
facce na palla rotonde
e supre a lu spianatoije
allarghe la sfoije.
Passe e 'rpasse
lu stinnemasse
ma nge nu tocche dilicate
pe' n' arduce la paste tutte sframicate.
Se accorte si state
na lune s' ha furmate,
fine, liggire e trasparente
come nu vele d' argente.
Dentre a lu stipe, se ci l' artruve,
pije la sclucchijate d' uve
che t' ha rgalate zia Donate
quande si state ammalate.
Aijungece, se ti ci piace,
mandele, noce e ciucculate,
tutte ben tritate,
daje na bbona vucicate
e na liccatelle nge lu dite
p' assaggià se dolce à scite.
Dapù, nghe lu cucchiarine,
affilile a mucchijtte
pe furmà li calciunitte.
Calme calme apijghe la sfoije
si nin vu cumbinà nu 'mbroije
e taijele une une
nghe lu carruculucce
che j gire tonne tonne
e fa nu mirlittucce.
Dentre a la firsore,
mezz' a l' oije de live
falle sfrije,
sculele e asciughele,
jttece sopre na spulveratelle
de zucchere e cannelle
cuscì, come se fusse
na polvere di stelle,
e, leste leste
accumidile dentre a la ceste.
Pe' fa 'rscì bbone sta ricette
nin ti scurdà
ca atre cosi ci-a da mette,
certe 'ngrediente
che nin si comprene
e nin costene niente:
nu cuniccelle de fantasije,
na vrangatelle di puesije
na cantate mentre li frije
e tant' amore pe' la famije!


Tratto da "Na vulije" di Mara Seccia, Edizioni NoUbs
(http://frascia.blogspot.com/2007/12/la-ricette-de-li-calgiunitte.html)

Fr(e)sting'

Lu fr(e)sting' = Il fristingo

Lu fr(e)sting' è un dolce tipico del Natale, lo si fa un po' in tutte le Marche, ma ogni zona ha la sua variante, pare che quello della zona picena sia comunque il migliore. A anche qui, però, ogni casa costudisce un segreto, se anche mangiaste una fetta di 10 fristinghi, non ne trovereste due uguali.Mia suocera preparava il fristingo iniziando dall'estate, quando raccoglieva (o faceva raccogliere al figlio) i fichi neri... belli cicciotti (detti "fillaccià") e li faceva seccare al sole, come pure la seconda produzione, di fichi più piccoli (detti "turchetti"), questi li seccava al forno, poi, per essere sicura che non si rovinassero, li metteva sotto Rum o liquori vari, fino all'inizio di dicembre, quando la metà dei fichi veniva tagliata grossolanamente, gli altri, col trita carne... poi, ogni giorno, aggiungeva uno o due ingredienti, e girava l'impasto... più volte al giorno e se passavano i figli, gli faceva dare una voltata anche a loro! Insomma, quando aveva aggiunto: cioccolato grattato, cacao, caffè in polvere e liquido, noci, mandorle tostate, uvetta, buccia di arancio, (delle sue piante), canditi vari, mosto cotto, rum, farina di tritello, zucchero, sale e olio; con tutti gli ingredienti, ridotti in parti piccole piccole e ben mischiate, compattate, unte e stra-unte... prendeva delle pentole vecchie, larghe una spanna o più e alte più o meno lo stesso, ben unte, ci pressava dentro questo impasto, aggiungeva ancora un po' d'olio, e decorava il tutto di mandorle tostate... che formavano dei fiorellini! Si portavano le pentole al forno, dal panettiere e si ripassava dopo un paio d'ore, il fristingo era cotto! La prelibatezza non poteva essere assaggiata prima della vigilia... ma nel frattempo (se non si voleva schiattare) ogni giorno bisognava farlo asciugare... dall'olio, per cui, cambiargli la carta sotto, e aspettare pazientemente! Devo dire, che quello che mi regala mia cognata (adesso che la suocera non c'è più) è più "light"! E c'è un'altra cosa che mi preoccupa, i figli non amano questo dolce, mio marito lo gusta a piccole dosi, e io, per paura che si rovini... mi "sacrifico" e lo mangio a tocchi!

Con questo dolce, voglio augurare a tutti voi
Buon Natale!

fuminante

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fuminante, fulminante (s.m.) | fiammifero


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20091223

Andar a fondi

"Andar a fondi"
= di persone: andare a mollo (per l'acqua alta, per essere caduti in acqua)
= di barche o cose in genere: affondare

Baghet

Il baghèt è la cornamusa bergamasca. E' lo strumento che nei giorni che precedono e seguono il Natale, fino all'Epifania o in alcuni casi il carnevale, i baghèter portavano in giro per le strade dei paesi, suonando valzer, polche e mazurche e altri caratteristici balli contadini, come il "bal d'ol mort" (ballo del morto), una pantomima danzata in cui si fingeva una morte e una successiva resurrezione. La sera della vigilia di Natale in particolare era tradizione suonare la pastorella (la pastorale, il brano natalizio).
In molti paesi della provincia di Bergamo, soprattutto in quelli più piccoli nelle valli e sulle montagne, questo è un rito ancora molto sentito e atteso, specialmente dai bambini.

Il caratteristico sacco (baga) in pelle di capra o pecora serve a distribuire l'aria nelle varie canne sonore. Una di queste (diana) canta la melodia più o meno come un oboe, lo strumento dell'orchestra classica, e monta un'ancia doppia (piì) composta da due lamine di canna di bambù accostate che vibrano al passaggio dell'aria. Quelle che emettono il suono continuo di accompagnamento, i bordoni (orghègn), sono invece strumenti ad ancia semplice (spòlete) come il clarinetto. L'aria immagazzinata nel sacco permette di far vibrare ininterrottamente le ance anche quando si stacca la bocca per prendere fiato.

Il baghèt nella cultura popolare bergamasca ha un ruolo rituale molto forte. Suonarlo fuori stagione, in estate o in primavera, era considerato quasi un atto blasfemo, come tutti i comportamenti che non rispettavano il ritmo delle stagioni e che avrebbero profanato pericolosamente l'ordine della natura. Infatti quasi tutti i baghèter erano contadini, e quindi al ritmo della loro vita legata ai campi era vincolato anche l'uso della piva, che si concentrava in inverno quando il lavoro nelle campagne diminuiva e si aveva più tempo per le lunghe operazioni di accordatura e manutenzione dello strumento.
Anche il colore della baga era soggetto a restrizioni fondamentali: nero e rosso ad esempio erano vietati, in quanto colori del diavolo.

Oggi, alla fine della civiltà contadina, i baghèter sono impiegati, operai, musicisti, appassionati che con le loro esibizioni sui balli e i canti della tradizione lombarda fanno rivivere un po' dell'antica magia e del significato di un Natale semplice, quando bastava davvero poco per stupirsi e il ringraziamento per i doni ricevuti era, forse, più sincero del nostro.
Se poi nevica, come in questo inverno 2009, la festa è doppia.

(Fonte: Orobie n° 231)


Buone feste a tutti.

20091222

Scagio

Scagio = ascella

(sì, ci si può ridurre anche così a questo mondo)

20091221

damani

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damàni (pl.m.), damàn, (s.m.), polsino/i della camicia
pare con questa derivazione: "da" + "mani" = "per le mani"

20091218

impossoeà

impossoeà = impantanato

Bebei

Bebèi

Ngh' chi fi l'amòr?

Letteralmente "con chi fai l'amore?", il significato invece è "con chi sei fidanzato?"

20091217

Cassafatti

Cassafatti = persona che "faccio tutto io"

becaro

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becàro, bechèr (a Venezia) [s.m.] | macellaio

20091216

guantièra

guantièra (s.f.) | vassoio

20091215

crogno

crògno = nocca della mano; colpo dato con la nocca della mano


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similia tag | crucchino

20091214

stramasso

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stramasso (s.m.) | materasso

20091212

Francesco Masala (4/5)

Innu nou contra sos feudatàrios
(a sa manera de Frantziscu Innàssiu Mannu)


Trabagliade, trabagliade,
poveros de sa biddas,
pro mantènnere in tzittade
tantos caddos de istalla:
issos regollin su ranu,
a bois lassan sa palla.

[...]

Nuovo inno contro i feudatari
(alla maniera di Francesco Ignazio Mannu)


Lavorate, lavorate,
poveri dei villaggi,
per mantenere in città
tanti cavali da stalla:
loro raccolgono il grano,
a voi lasciano la paglia.
[...]

Francesco Màsala


1/5, 2/5, 3/5, 4/5, 5/5

20091211

moleca

moléca = granchio in muta (con il guscio molle)
dal latino "mollis" = molle, pieghevole

20091209

coppla

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crosta

Signore e signori

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Signore e signori
(1966 - 118 min - b/n)
Regia:
Pietro Germi
Soggetto:
Luciano Vincenzoni e Pietro Germi
Sceneggiatura:
Age & Scarpelli, Luciano Vincenzoni, Pietro Germi,
Ennio Flaiano (non accreditato)

Tre storie ambientate nella provincia veneta, bigotta e perbenista, che dietro una facciata di rispettabilità nasconde vizi privati e tradimenti. Un astuto dongiovanni confida ad un amico medico di essere impotente per conquistarne la moglie. Un marito schiavizzato dalla consorte si invaghisce di una cassiera. Un contadino accetta in cambio di denaro di non denunciare i ricchi borghesi che hanno approfittato di sua figlia.

Tutto all'insegna del paradosso e dell'ironia, anche del dileggio, ben focalizzato nel Veneto degli anni sessanta. Germi ha tentato di rendere anonima Treviso, camuffando le targhe delle auto, nel tentativo di alleggerire (ma l'uso costante del dialetto e delle sue inflessioni è rivelatore) la sua satira a senso unico geografico. La scenografia è riconoscibilissima. (…) Cast d'interpreti ragguardevolissimo. Molti attori veneti, come veneto è Luciano Vincenzoni autore del soggetto e cosceneggiatore. [P. Zanotto, Veneto in film. Il censimento del cinema ambientato nel territorio. 1895-2002, Marsilio, 2002]

20091208

ciniciola

ciriciola, girigiola | essere poco vestiti, essere vestiti leggeri


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similia tag | spadina

bricoccolo

albicocca, persona poco sveglia


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similia tag | crisommola, mescemin

20091207

Ula

L'öle l'è lé, l'ula l'è là. Ol löm gha l'ha lé lü?

(L'olio è lì, l'ampolla è là. Il lume ce l'ha lì lei?)


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similia tag | canfìn

ava


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ava (s.f.) | ape
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similia tag | aa

20091206

ammazza cunillo

percossa inferta sulla nuca

guerro

verro

20091205

Francesco De Gregori - Giovanna Marini: Nina ti te ricordi



Nina ti te ricordi
quanto che gavemo messo
a andar su ‘sto toco de leto
insieme a far a l’amor.

Sie ani a far i morosi
a strenserla franco su franco
e mi che gero stanco
ma no te volevo tocar.

To mare che brontolava
«Quando che se sposemo»;
el prete che racomandava
che no se doveva pecar.

E dopo se semo sposai
che quasi no ghe credeva
te giuro che a mi me pareva
parfin che fusse un pecà.

Adesso ti speti un fio
e ancuo la vita xe dura
a volte me ciapa la paura
de aver dopo tanto sbaglià.

Amarse no xe no un pecato,
ma ancuo el xe un lusso de pochi
e intanti ti Nina te speti
e mi so disocupà.
E intanto ti Nina te speti
e mi so disocupà.

Parole e musica di Gualtiero Bertelli

bagaja'

strillare, urlare

soéta

soéta, zoéta = civetta
voce onomatopeica, dal verso dell'uccello


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similia tag | zuìta

20091204

ogni

ogno, ogni, ogne | unghia, unghie

crucchino

pugno in testa, dato con le chiovole


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similia tag | crogno

brugno

prugna, pugno

si nne stè zitto te do n'brugno! = se non stai zitto ti do un pugno!


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similia tag | brómba

20091203

calegaro

ciabattino

calegàro, caleghèr


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similia tag
| bagat ¬ scalpulì

20091202

fes

tanto, assai, molto
(fés fés = tantissimo)

20091201

bava

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bava (s.f.) | alito di vento (in part. vento freddo)



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