20091223

Baghet

Il baghèt è la cornamusa bergamasca. E' lo strumento che nei giorni che precedono e seguono il Natale, fino all'Epifania o in alcuni casi il carnevale, i baghèter portavano in giro per le strade dei paesi, suonando valzer, polche e mazurche e altri caratteristici balli contadini, come il "bal d'ol mort" (ballo del morto), una pantomima danzata in cui si fingeva una morte e una successiva resurrezione. La sera della vigilia di Natale in particolare era tradizione suonare la pastorella (la pastorale, il brano natalizio).
In molti paesi della provincia di Bergamo, soprattutto in quelli più piccoli nelle valli e sulle montagne, questo è un rito ancora molto sentito e atteso, specialmente dai bambini.

Il caratteristico sacco (baga) in pelle di capra o pecora serve a distribuire l'aria nelle varie canne sonore. Una di queste (diana) canta la melodia più o meno come un oboe, lo strumento dell'orchestra classica, e monta un'ancia doppia (piì) composta da due lamine di canna di bambù accostate che vibrano al passaggio dell'aria. Quelle che emettono il suono continuo di accompagnamento, i bordoni (orghègn), sono invece strumenti ad ancia semplice (spòlete) come il clarinetto. L'aria immagazzinata nel sacco permette di far vibrare ininterrottamente le ance anche quando si stacca la bocca per prendere fiato.

Il baghèt nella cultura popolare bergamasca ha un ruolo rituale molto forte. Suonarlo fuori stagione, in estate o in primavera, era considerato quasi un atto blasfemo, come tutti i comportamenti che non rispettavano il ritmo delle stagioni e che avrebbero profanato pericolosamente l'ordine della natura. Infatti quasi tutti i baghèter erano contadini, e quindi al ritmo della loro vita legata ai campi era vincolato anche l'uso della piva, che si concentrava in inverno quando il lavoro nelle campagne diminuiva e si aveva più tempo per le lunghe operazioni di accordatura e manutenzione dello strumento.
Anche il colore della baga era soggetto a restrizioni fondamentali: nero e rosso ad esempio erano vietati, in quanto colori del diavolo.

Oggi, alla fine della civiltà contadina, i baghèter sono impiegati, operai, musicisti, appassionati che con le loro esibizioni sui balli e i canti della tradizione lombarda fanno rivivere un po' dell'antica magia e del significato di un Natale semplice, quando bastava davvero poco per stupirsi e il ringraziamento per i doni ricevuti era, forse, più sincero del nostro.
Se poi nevica, come in questo inverno 2009, la festa è doppia.

(Fonte: Orobie n° 231)


Buone feste a tutti.

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