tiràche

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Siamo continuamente bombardati da ogni sorta di pubblicità e non è certo mia intenzione mettere il "carico" ma, trovo che questa volta valga la pena assistere al video pubblicitario sotto riportato.
Per l'Abruzzo in questi due mesi si è detto e fatto tanto, con iniziative lodevoli e qualche rara volta discutibili ma, come giusto che fosse, si è cercato soprattutto di aiutare economicamente le vittime del terremoto. Invece il canale televisivo LA7, lunedì 29 giugno, proporrà in prima serata uno speciale dedicato alla mia regione che credo e spero possa essere altrettanto di aiuto. Infatti verranno proposte le scene di decine di film italiani ed internazionali girate nelle località abruzzesi. Non porterà un euro alla "ricostruzione" ma farà conoscere a chi non ha mai visitato l'Abruzzo dei posti fantastici, una storia millenaria e delle tradizioni ancor oggi conservate e tramandate di generazione in generazione.
Buona visione.p.s. Simone Annichiarico è il figlio di Walter Chiari... non fosse altro per il padre mi sta simpatico.
ANNACARI Cullare, dondolare. E' il metodo universale per convincere i piccoli al sonno, ma è altrettanto universale convinzione che una donna che si "annaca" tutta nel camminare, pubblicamente proclama la sua scarsa serietà. Per un uomo il discorso si fa più complesso. "Io domandai un favore al sindaco e lui mi annacò per un anno senza concludere": mi illuse, mi cullò nella speranza, in definitiva mi prese in giro. Colui che dichiara di essere stato "annacato" (per una domanda di matrimomio, per la compera di un terreno o di una barca, per la riscossione di un credito), corre il rischio di autopatentarsi di stupidità o, nella migliore delle ipetesi, d'ingenuità. In ogni caso di "annacamento", la palma della vittoria spetta sempre a colui che ha saputo abbindolare l'altro. Nell'ufficio di un ministro siciliano, ho assitito alla scena di un postulante che perorava una sua causa davanti al ministro stesso e al suo segretario. Il ministro con molto calore promise di prendersi a cuore la questione. Accompagnato il postulante alla porta, il segretario (pure lui, manco a dirlo, siciliano) tornò indietro.Famosa e storica la scatola di latta con il disegno del cavaliere che offre alla sua dama i baicoli e con questa scritta:

Enrico Berlinguer
(Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984)
Un popolo intero trattiene il respiro e fissa la bara,
sotto al palco e alla fotografia.
La città sembra un mare di rosse bandiere
e di fiori e di lacrime e di addii.
Eravamo all'Osteriola, una sera come tante,
a parlare come sempre di politica e di sport,
è arrivato Ghigo Forni, sbianchè come un linsol, (bianco come un lenzuolo)
an s'capiva 'na parola du bestemi e tri sfundon. (non si capiva una parola, 2 bestemmie e 3 "sfondoni" - frase che non si regge come logica o metrica)
"Hanno detto per la radio che c'è stata una disgrazia,
a Padova è stato male il segretario del PCI"
Luciano va al telefono parla in fretta e mette giù
"Ragazzi, sta morendo il compagno Berlinguer".
Pipein l'è andè in canteina (Peppino è andato in cantina)
a tor des butiglioun, (a prendere 10 bottiglioni - ndr: di vino)
a i'am fat fora in tri quert d'ora, (li abbiamo "fatti fuori" in 3 quarti d'ora)
l'era al vein ed l'ocasioun (era il vino delle occasioni)
a m'arcord brisa s'le suces (Non ricordo che è successo)
d'un trat as'sam catee (ad un tratto ci siamo trovati)
in sema al treno c'as purteva (sopra il treno che portava )
ai funerel ed Berlinguer. (ai funerali di Berlinguer)
A Modena in stazione c'era il treno del partito,
ci ha raccolti tutti quanti, le bandiere e gli striscioni
a Bologna han cominciato a tirare fuori il vino
e a leggersi a vicenda i titoli dell'Unità.
C'era Gianni lo spazzino con le carte da ramino,
ripuliva tutti quanti da Bulagna a Sas Marcoun (da Bologna a Sasso Marconi),
ma a Firenze a selta fora Vitori "al professor" (arriva Vittorio il professore),
do partidi quattro a zero dopo Gianni l'è stè boun (2 partite 4 a 0, dopo Gianni è stato buono).
I vecc i an tachee (I vecchi hanno iniziato)
a recurder i teimp andee, (a ricordare i tempi andati)
i de d'la resisteinza (i giorni della resistenza)
quand'i eren partigian (quando erano partigiani)
a'n so brisa s'le cuntee (Non so dire se è contato)
ma a la fine a s'am catee (ma alla fine ci siamo trovati)
in sema al treno c'as purteva (sopra al treno che portava)
ai funerel ed Berlinguer. (al funerale di Berlinguer)
Gli amici e i compagni lo piangono, i nemici gli rendono onore,
Pertini siede impietrito e qualcosa è morto anche in lui.
Pajetta ricorda con rabbia e parla con voce di tuono
ma non può riportarlo tra noi.
Roma Termini scendiamo, srotoliamo le bandiere,
ci fermiamo in piazza esedra per il solito caffè
parte Gianni il segretario e nueter tot adree (e noi tutti dietro)
per andare a salutare il compagno Berlinguer.
Con i fazzoletti rossi ma le facce tutte scure,
non c'era tanta voglia di parlare tra di noi,
po' n'idiota da 'na ca la tachè a sghignazer, (poi un idiota da una casa ha iniziato a ridere)
a g'lom cadeva a tgnir ferem Gigi se no a'l finiva mel (siamo riusciti a tener fermo Gianni se no finiva male).
A sam seimpre ste de dre (Siamo sempre stati dietro)
e quand'a sam rivee (e quando siamo arrivati)
la piaza l'era pina (la piazza era piena)
"ma quant comunesta a ghè" ("ma quanti comunisti ci sono")
a'n g'lom cadeva a veder un caz (non siamo riusciti a vedere un... niente)
ma anc nueter as' sam catee (ma anche noi ci siamo trovati)
in sema al treno c'as purteva (sopra il treno che portava)
ai funerel ed Berlinguer (ai funerali di Berlinguer)
Pipein l'è andè in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.