20090412

libera nos a Malo

monte di Malo"Coi tuoni e i primi scrosci della pioggia mi sono sentito di nuovo a casa. Erano rotolii, onde che finivano in uno sbuffo, rumori noti, cose del paese. Tutto quello che abbiamo qui è movimentato, vivido, forse perché le distanze sono piccole e fisse, come in un teatro."

Luigi Meneghello (Malo, 16 febbraio 1922 – Thiene, 26 giugno 2007)

20090411

vovo

Vòvo = uovo

20090409

stiaffo


"Se un na fai finita, ti stiocco dù stiaffi!"

Sono numerosissimi i casi in cui la c velare, o "dura" (k), preceduta da una s e seguita da h + dittonghi - ia, -ie, -io, si trasforma in una t. Oltre a stiaffo e stiaffeggià, mi vengono in mente stiocco e stioccare (schiocco e schioccare), stioppettata (schioppettata), stianto e stiantà (schianto e schiantare), stiappa (schiappa), stiacciare, stiaccio, stiacciata (schiacciare, schiacciato, "schiacciata" = focaccia).

Sinonimi di stiaffo, invece: labbrata, pattone, ciaffata.

20090408

nizzone


Un nizzone (con l'accento sulla "o") è un livido.
La cosa interessante è che in Versilia si usa anche in forma verbale.
Ecco quindi alcuni esempi: "Guarda qui, mi son nizzata i ginocchi..";
"Mi passi la pera?" "Ma che, 'unno vedi che è tutta nizza?!"


20090405

sgronciolà

Il piatto della foto l'ho sgronciolato con le mie stesse mani (capita spesso).
In questo caso, sgronciolare significa chiaramente "sbeccare", riferito a piatti, bicchieri e vasellame in genere. Credo, però, dopo aver fatto una breve ricerca su Internet, che in origine il verbo si riferisse a quanto illustrato da un interessante "dizionario del vernacolo lucchese": sgronciolareridurre del pane in “gróncioli”. Il gronciolo, a sua volta, è definito: " pezzetto di pane avanzato che resta sulla tavola dopo il pasto". In effetti, tuttora, in Versilia, si è soliti usare espressioni del tipo "Falla finita di sgronciolà 'l pane!" (mia madre me lo dice sempre, quando, in prossimità dell'ora di pranzo, avvertendo l'esigenza di mettermi istantaneamente qualcosa nello stomaco nell'attesa che cuocia la pasta, "strazio" il pane con le mani strappandone avidamente il "cantuccio").
Posso anche dire, però: "Son cascata e mi son sgronciolata i ginocchi" (sbucciata, escoriata).
Digressione: dopo una lettura sommaria del dizionarietto online summenzionato, mi sono sorpresa dell'enormità di vocaboli che accomunano versiliese e lucchese. Il mio stupore può sembrare paradossale, visto che la Versilia è provincia di Lucca, eppure, pur conscia delle analogie, ero convinta che tanti ètimi tra i più pittoreschi e "strani" fossero tipicamente versiliesi, mentre, a quanto pare, sono stati mutuati dal lucchese. Forse, la causa della mancata percezione di quanto fossero simili i due vernacoli, nasce semplicemente dalla differenza della pronuncia, essendo quella lucchese più marcatamente toscana rispetto alla nostra.

frameche


Framéche, briciola (cfr. lat. misca); framéche ad Acquaviva, Monsampolo, Montalto: framica a Cupra e Montefiore.
Quasi con lo stesso significato, anche Mejéche: significa sia mollica che briciola; così anche ad Acquaviva e Monteprandone. Mijèche a Grottammare, mijìca a Cupra, mujìca a Campofilone e Montefiore; mijica a Castignano.

E con l'occasione, vi auguro una Buona Pasqua, ché questa settimana sarò un pochetto (nà mejechetta) impegnata! ;-)


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| fregüi ¬ frégole

20090404

granso

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granso (s.m.) | granchio

20090402

leto

léto = lercio, sporco, sudicio
"Vatti a lavà le mane, un no vedi come l'hai léte?!"
"Guarda com'è léta la mì macchina, sarà méglio la porti a lavà" (ciò risponde al vero).
Improvvisamente, mi sovviene un episodio risalente a qualche anno fa. Raccontavo ad una mia ex collega, di quanto fossero squisiti i "mignon" di una certa pasticceria di Querceta. Avevo preso la piacevole abitudine di andarli a comperare lì ogni domenica. Lei esclamò: "Ah!!! Ho capito! Da Pié* il Léto?". Ignoravo totalmente che il titolare del negozio fosse rinomato per tale peculiarità. Naturalmente, ne rimasi sconvolta e non mi azzardai più ad acquistare le paste da lui.
Come accade con i vari sinonimi di léto (zozzo, zozzone, sudicio, sporcaccione, ecc.), l'aggettivo, all'occorrenza sostantivo, in questione, può esprimere una certa laidezza in senso morale, o lubricità: "Guarda che léto lù lì! Legge 'ggiornaletti porno!".
Da lèto derivano i relativi verbi illétà e illétassi (sta attento al fango, che t'illéti le scarpe!), nonché il sostantivo létùme = alta concetrazione di sudiciume.
Nessuna fonte letteraria mi consente di risalire all'etimologia di questo termine, però viene spontanea l'associazione con letame. E ciò mi sembra molto plausibile.
Un altro sinonimo, versiliese, di "léto" è lózzo.
*nome fittizio che ho usato per non ledere l'immagine del pasticcere...Dopotutto, non è detto che sia proprio lui l'addetto alla preparazione dei dolci e, inoltre, una volta messe in forno, le paste dovrebbero uscirne sterilizzate, no?

20090401

pesse

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pésse (s.m.) | pesce

 
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