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20110401

çincairi

Çincàiri
Significa "cinquina" ed è riferito agli ultimi due giorni di marzo e ai primi tre di aprile

Secondo una leggenda, durante il mese di marzo, un pastore era riuscito a portare ogni giorno il suo gregge al pascolo, ingannando il dispettoso mese che, con i suoi improvvisi cambiamenti di umore meteorologico, avrebbe voluto impedirglielo. Giunto al giorno 29, il pastore, sentendosi ormai al sicuro aveva osato sbeffeggiare marzo con queste parole "Marsu, marsassu, vatene int'i tou capelassi che i mei agneli i sun beli grassi!" (Marzo, marzaccio, vattene nei tuoi cappellacci di nuvole che i miei agnelli sono ormai grassi). Al che Marzo, offeso per l'affronto subito, si sarebbe rivolto ad Aprile chiedendogli in prestito tre giorni in modo da avere il tempo di punire il pastore che gli aveva mancato di rispetto: "Trei ti mi i presti e dui l'hai, faremu ciagne i pegurai"

Così i cinque giorni a cavallo fra la fine di marzo e i primi di aprile, i çincairi, si trasformarono in una previsione meteorologica secondo la quale in questo periodo il tempo sarebbe stato invariabilmente brutto.

Secondo lo scrittore Mistral in Provenza i çincairi si chiamano "li Vaqueiriéu", cioè i Giorni della Vaccara, la quale anch'essa aveva fatto a Marzo lo stesso affronto del pastore.

 
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